9 aprile 2016

Mi sei capitata per caso di Diana Malaspina. Recensione


Buon sabato, ragazze.
Oggi vi racconto di una mia lettura di qualche settimana fa, ma non mi perderò in chiacchiere e tantomeno farò una lunga recensione. Credo che “Mi sei capitata per caso” di Diana Malaspina meriti più di essere letto che commentato. Ad essere sincera, inizialmente la sinossi non mi aveva detto granché, ma sono bastate poche pagine per capire che, invece, ne valeva la pena. E questo, col senno di poi, a partire dal titolo. Ad esser capitata per caso è la gravidanza di Pamela, giovane ricercatrice bolognese, all’ultimo anno di Dottorato. E con gravidanza intendo proprio lo stato biologico per cui una donna si trova a portare in grembo un minuscolo essere vivente. 

Perché per Pami, inizialmente, la maternità si riduce a questo. Per giorni, e oserei dire per qualche mese, la sua mente resta in stand by sull’argomento. A testimonianza che non per tutte un figlio è una benedizione e che spesso la trattazione romantica e idilliaca della questione non risponde alla realtà dei fatti. Lei, comunque, è una tipa tosta, determinata, una nerd di professione e un topo di laboratorio per passione. Forse un tantino acida, a volte apparentemente fredda e scostante, ma comunque una che sa il fatto suo. Non perde tempo e liquida con poche parole il co-responsabile della questione (peraltro ben lieto di potersi avvalere della facoltà di non partecipare). La trama del romanzo è incentrata sostanzialmente sul suo fantastico viaggio del divenire madre. Ovvero quel particolare e unico cammino che la porterà a sentire la sua bambina, ad accoglierla, ad amarla. Un percorso tutt’altro che semplice, spesso contrassegnato da paure, dubbi, titubanze e senso di inadeguatezza. Perché questa volta il desiderio di un figlio non c’era e il momento non è di quelli da segnare di rosa sul calendario. Con la schiettezza e l’umorismo che la contraddistinguono, Pamela riesce a trascinarci nel difficile mondo dei lavoratori precari, reso ancor più cupo dalla responsabilità di una maternità non cercata. La cosa direi sorprendente è la notevole dose di ironia e sarcasmo con cui il tutto viene trattato. Senza filtri, senza mezzi termini, Pamela si fa portavoce di chi accetta il caso ma non lo ama necessariamente subito. 


Ci dimostra che i tempi fisiologici non vanno a braccetto con quelli psichici ed emotivi. Ciascuno di noi ha i suoi e soprattutto possiede una propria maniera di elaborare e accogliere gli avvenimenti. Anche i più inaspettati e, talvolta inconcepibili, come la perdita del posto di lavoro e la necessità di rientrare tra le mura familiari, per ovvie ragioni di sopravvivenza. Così, forse per la prima volta in vita mia, dopo aver sgranato gli occhi ed aver ritenuto Pamela carente di sentimenti materni e troppo cinica, ho fatto con piacere marcia indietro. E mi sono goduta la sua quotidianità, descritta in modo affatto realistico. Più volte ho avuto la sensazione di essere lì, al “Nom de plume”, il fantastico bar di Carmen, con Pami e Sabrina, davanti a una fetta di torta o un panino, a gustarci la vista dei muratori bolognesi. O a passeggio con Riccioli d’Oro, la sua incredibile mamma, o in giardino con il papà rompiscatole. E mi sono concessa di sbellicarmi dal ridere di fronte a chi, pur essendo il padre biologico della bimba, non veniva riscattato neppure nell’ultima pagina, restando per tutta la durata del romanzo un idiota, un imbecille, un pirla. E ho amato il fatto che nel romanzo ci fossero appunto manovali, bariste e dottorandi. Non manager di successo, modelle strafighe o nobili di corte.


Di lavoratori si parla e proprio di uno di essi si innamorerà Pamela. Di lui, Flavio, vi dico solo che mi sono innamorata pure io. Per caso. E senza speranza. Perché un uomo così, coraggioso nei sentimenti e limpido nelle emozioni, sicuramente, non è di questo mondo. Concludo brevemente. Diana Malaparte e Pamela mi hanno letteralmente spiazzata. Hanno trattato un argomento delicato e controverso demolendo luoghi comuni e sciocchi cliché. Mi hanno divertita con un punto di vista insolito e per me del tutto nuovo. L’ironia e il sarcasmo come ancore di salvezza. La tenerezza e il romanticismo come sfondo ad una storia, a dispetto di tutto, allegra e con immancabile lieto fine.

Un saluto, Francesca
Bello



Sinossi | Pamela è all'ultimo anno di un Dottorato di Ricerca quando scopre di essere incinta. Con la tesi da scrivere, l’incertezza di un contratto futuro e l’assenza del padre del bambino che ormai vive dall'altra parte dell’oceano è evidente che non era proprio il momento ideale per diventare madre. Rifiutando di farsi scoraggiare, Pamela affronterà questa avventura con la sua potente arma segreta, un’ innata ironia, e con una forza nuova che piano piano la trasformerà in una mamma. In questo viaggio però, Pamela non è sola. Amiche leali ed esilaranti e una giovanissima futura nonna,bionda e svampita solo in apparenza, la affiancheranno e la aiuteranno a non farsi sopraffare dalla paura di non farcela e dal senso di responsabilità terrorizzante nei confronti di una figlia che si trova a tenere tra le braccia, sola, ancora “ospite” in una casa dei genitori che non sente più completamente sua. A sconvolgere ancora di più la vita di Pamela ci si mette anche l'amore. Nel peggior momento possibile della sua vita sentimentale, la protagonista incontrerà un uomo capace di scoprire tutte le sue carte. Si farà strada nel suo cuore e, con la dolcezza di un uomo che sa di aver trovato la donna della sua vita, le mostrerà fino a che punto può essere vero che l’amore ti accetta per ciò che sei e che si può amare una persona solo interamente, desiderando con lei anche tutto ciò che fa parte della sua vita.


Qui trovate il romanzo!!





4 commenti:

  1. Ho trovato questa recensione per caso e quasi mi sono messa a piangere per la commozione. Non ci conosciamo ma leggendo le tue parole ho avuto quasi la sensazione che tu mi abbia davvero "vista" tra le parole del mio libro. Non so come ringraziarti per questa recensione bellissima che ti sei presa il tempo di scrivere, per non aver liquidato la "mancanza di sentimento materno" di Pamela ma esserti fermata un secondo a riflettere senza giudicare, per aver apprezzato la semplicità della vita quotidiana descritta e la realtà che esiste per tante donne, nonostante la società molto spesso ci voglia dire che è sbagliato non amare incondizionatamente i figli dal primo istante in cui iniziano ad esistere dentro di noi: il fatto che a volte ci voglia tempo per iniziare ad amarli non significa che poi li si ami di meno. Grazie davvero!

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    1. Diana, grazie a te per avermi letta. Semplicemente ho scritto quello che realmente sei riuscita a passarmi. Un abbraccio

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    2. Diana, grazie a te per avermi letta. Semplicemente ho scritto quello che realmente sei riuscita a passarmi. Un abbraccio

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