Buongiorno carissime,
scrivo questa recensione in preda ad una certa
confusione. Breve preambolo. Ho atteso con tanta, ma davvero tanta,
trepidazione una nuova uscita di Marta Rei. La serie “Essenze” mi aveva
letteralmente stesa al suolo. La figura di Efrem Rossini, il protagonista
maschile, mi aveva avvolto con il suo splendido magnetismo. Ho quindi iniziato
la lettura della nuova creatura di Marta Rei, Corruption, con il fiato mozzato
in gola, alla ricerca di quelle folgoranti ed inebrianti sensazioni che il suo
precedente lavoro mi aveva donato.
Forse non è giusto paragonare libri che sono
indubbiamente molto diversi fra loro. Ma, onestamente, dopo aver avuto ben più
di un assaggio della splendida penna di Marta Rei, non attendevo altro di
riscoprire e riprovare quelle meravigliose sensazioni che ricordavo così bene.
Credo abbiate capito che, purtroppo, non è stato così, e lo dico con ben più di
un pizzico di dispiacere. Corruption è un romanzo molto particolare che, come
ho detto all’inizio, mi ha lasciato con una notevole confusione in testa e
poche certezze.





