Buongiorno, readers!
Con The Devil We
Crave Jagger Cole inaugura la serie Dark Descendants, catapultandoci nei
corridoi della prestigiosa Knightsblood University, l’esclusiva e pericolosa
roccaforte degli eredi dei "mafia prince" più potenti del pianeta. Chi
ha amato i romanzi precedenti dell'autrice, come la celebre serie Bratva Heirs,
troverà qui un'atmosfera per molti versi familiare, ma con un retrogusto
differente. Io stessa mi sono addentrata in questa nuova lettura con la
certezza di non restare delusa; eppure, arrivata all'ultima pagina, la
sensazione prevalente è stata un misto di sollievo ("ce l'ho fatta!")
e di stanchezza ("che fatica!").
Cosa è successo alla penna che in passato sapeva stregarmi fin dalla prima pagina? Il problema principale del romanzo risiede nella sua prima metà. Le prime centinaia di pagine si perdono in un complesso "tour guidato" tra parenti, fratelli, cugini e legami di sangue intricatissimi. Questi inserimenti sembrano pensati unicamente per fare da ponte con i volumi precedenti e impostare i libri futuri della serie, anziché nutrire la storia presente. Ogni volta che l'attrazione tra i protagonisti comincia a carburare, la scena viene bruscamente interrotta per fare spazio all'ennesimo personaggio secondario.
Questo tira e molla genera inevitabilmente smarrimento nel lettore, penalizzando drasticamente la connessione emotiva con la coppia principale. All'inizio ho cercato stoicamente di incasellare ogni nome e albero genealogico, tentando di tenere le fila di quel groviglio di relazioni. Poi, a un certo punto, il mio cervello è andato in tilt: la mente si è rifiutata di elaborare ulteriori dati e mi sono dovuta arrendere, concentrandomi unicamente sul presente. Ho dovuto lottare contro il desiderio di saltare alcune pagine, sopraffatta da quel groviglio inestricabile di relazioni che sembrava non volermi lasciare scampo. Per fortuna, la situazione cambia radicalmente quando il romanzo decide finalmente di focalizzarsi su Achilles e Yelena. È allora che la storia decolla.
Ma partiamo
dal protagonista, Achilles Drakos. Capitano della squadra di football, erede
intoccabile dell'élite e idolo di tutti, Achilles indossa la sua popolarità
come una maschera impeccabile. Ma dietro quel fascino magnetico pulsa
un'oscurità letale che non vede l'ora di emergere, e seguirne l'evoluzione crea
pura dipendenza. Sotto la superficie patinata del classico
"ragazzo d'oro" si cela un predatore mascherato che non vede l’ora di
sbranare la sua preda. Achilles è abituato a dominare ogni situazione con
fredda lucidità. Quando Yelena entra nella sua orbita, quella sicurezza
comincia a sgretolarsi. Il suo tentativo iniziale di manipolarla o dominarla si
scontra con una resistenza inattesa, trasformandosi rapidamente in
un'ossessione totalizzante. Yelena è l'eroina perfetta per chi ama
protagoniste con la spina dorsale. Quella che all'apparenza può sembrare la
tipica "brava ragazza" nasconde in realtà una tempesta interiore.
Intelligente, resiliente e molto più forte di quanto il mondo creda, Yelena non
indietreggia di fronte all'intensità opprimente di Achilles. Anzi, la sua forza
sprigiona un fuoco pari al suo, regalandoci la dinamica perfetta di una donna
che non si limita a subire il diavolo, ma impara a desiderarlo con la stessa
intensità. In conclusione Il diavolo che noi desideriamo è un romanzo che nella
prima parte mette a dura prova la pazienza del lettore, ma che ripaga
ampiamente chi riesce a superare lo scoglio iniziale per perdersi nel fuoco
della chimica tra i due protagonisti. Lo consiglio a chi ama i trope dark
accademia, enemies-to-lovers con eredi della mafia e dinamiche di coppia ad alta
tensione. Il mio giudizio finale si attesta su 4 cuoricini, un traguardo
meritato, conquistato soprattutto grazie a una seconda parte in cui l'autrice
ha saputo brillantemente riscattarsi.
Baci, Greta
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